Il percorso dell’Unione Europea verso il superamento delle dipendenze strategiche attraverso la domanda pubblica è stato recentemente arricchito dalla Comunicazione della Commissione Europea contenente gli orientamenti sull’applicazione dell’articolo 25 del Net-Zero Industry Act (NZIA), pubblicata il 31 agosto 2026.
L’articolo 25 si colloca programmaticamente nell’ambito della politica commerciale comune dell’Unione Europea, perseguendo la c.d. autonomia strategica aperta. La ratio della norma consiste nell’utilizzare gli appalti pubblici come forza motrice per orientare il mercato, stimolando attraverso la domanda pubblica la creazione di un’offerta industriale, perseguendo una duplice finalità:
- Da un lato, incrementare l’offerta interna di prodotti green e tecnologie a zero emissioni nette;
- Dall’altro, mitigare le dipendenze strategiche dell’Unione nei confronti di Paesi terzi, stabilizzando così le catene di approvvigionamento a fronte delle recenti crisi geopolitiche che ne hanno minato la tenuta.
L’art 25 del regolamento NZIA prevede al paragrafo 1 dell’art 25 dei contributi di sostenibilità quali la sostenibilità ambientale e sociale, attraverso la previsione di requisiti non legati al prezzo (si sta tentando di superare quale criterio di aggiudicazione il mero prezzo, volgendo lo sguardo a criteri non economici) come, ad esempio, la conformità in tema di cyber-resilience, od obblighi contrattuali sulla consegna nei tempi di tali tecnologie e componenti.
Più problematici risultano i contributi alla resilienza. L’Unione negli ultimi anni è stata travolta da eventi che hanno creato una grande instabilità nella catena degli approvvigionamenti, basti pensare al covid-19, la guerra Russa-ucraina, la crisi dello stretto di Hormuz. Nel tentativo di porre un freno a questa grande dipendenza strategica che vi è nei confronti di paesi terzi, l’Unione ha introdotto dei criteri per tentare di arginare le dipendenze da beni strategici provenienti da paesi terzi e stimolare al contempo l’offerta interna.
Più nel dettaglio, l’articolo 25 impone alle stazioni appaltanti e agli enti aggiudicatori di verificare il grado di concentrazione dell’offerta. Qualora oltre il 50% del fabbisogno complessivo europeo di una determinata tecnologia provenga da un singolo Paese terzo, scatta l’obbligo di adottare contromisure. Tale soglia critica può essere ridotta dalla Commissione fino al 40% in presenza di specifici rischi di interruzione delle forniture o di condotte distorsive del mercato. In tali scenari, le amministrazioni dovranno penalizzare i punteggi delle offerte non resilienti, potendo giungere fino alla loro esclusione, a condizione che vi sia un’offerta equivalente conforme al criterio della resilienza.
Consapevole dell’impatto di tale rigidità, lo stesso articolo 25 introduce una clausola di salvaguardia basata su specifiche eccezioni. L’applicazione del criterio della resilienza viene infatti derogata in caso di sproporzione economica, qualora il prezzo dell’offerente resiliente superi del 20% quello dei concorrenti, in mancanza di alternative sul mercato (come nel caso di precedenti procedure andate deserte), o qualora la tecnologia sia detenuta da un unico operatore economico.
Restano infine logicamente esclusi dal meccanismo penalizzante i beni originari di Paesi terzi firmatari di accordi internazionali con l’Unione Europea, come l’Accordo sugli Appalti Pubblici (GPA) in sede OMC o altri accordi bilaterali improntati al principio di reciprocità.
Resta da chiedersi quale sia la reale efficacia di simili misure nel lungo periodo. L’obiettivo macroeconomico è stimolare un’offerta europea resiliente in un mercato strutturalmente frammentato, caratterizzato da una fitta rete di piccole e medie imprese, non ancora in grado di competere efficacemente con i colossi statunitensi o cinesi.
In questo scenario, è legittimo dubitare che la mera previsione normativa sia sufficiente a contrastare un’instabilità geopolitica globale, acuita dalla quasi totale assenza in Europa di terre rare e materie prime critiche necessarie per lo sviluppo dei prodotti net-zero. La sfida cruciale sarà comprendere se la sola leva della domanda pubblica permetterà alle amministrazioni di stimolare una risposta industriale interna tale da recidere, o quantomeno ridurre, le attuali dipendenze strategiche.

